INFERNO: NEGLI ABISSI DELL’IO
(da La Divina Commedia di Dante Alighieri)
REGIA VITO CIPOLLA
Con M. Calia, G. D’Addario, D. Laddaga, M. Magagnini, D. Paternoster, T. Paternoster

“Inferno: negli abissi dell’Io” è un coraggioso esperimento nato dal desiderio di riproporre il capolavoro dantesco sottoforma di drammatizzazione teatrale. Un percorso già intrapreso dal nostro maestro Vito Cipolla con la compagnia del Teatro Romeo diretta da Orazio Costa.
Alla base del nostro lavoro c’è la mimesica costiana che il singolo attore inquadra nel proprio contesto psicologico, confrontandosi con le diverse note della coscienza collettiva.
Ecco come la presenza del Coro nei nostri lavori, diventa un elemento fondamentale. In questo spettacolo il Coro rappresenta lo specchio del disagio esistenziale, è la voce che racconta lo smarrimento e il malessere che accompagna ciascuno di noi nei momenti difficili dell’esistenza, quando davanti alla lussuria, all’avarizia, alla superbia, ci sentiamo persi proprio come Dante.
Quante volte abbiamo sperimentato e vissuto in prima persona la paura di non farcela, di non essere all’altezza della situazione, la sensazione di dover ricominciare tutto…
…ma quella voce misteriosa, nascosta da qualche parte dentro di noi, all’improvviso salta fuori e ci incoraggia.
Questa esperienza accomuna in ogni tempo persone d’ogni età; è per questo che Dante ha ancora qualcosa da dire ai giovani e agli adulti di Oggi.
La sua discesa negli inferi diventa l’inoltrarsi nella parte oscura di sé stessi, fatta di attaccamenti, di violenza, di inganni, di desideri repressi, di verità che non digeriamo. Andare all’origine del proprio male, diviene un passaggio che si rivela necessario, se si vuol ritornare…a riveder le stelle.
Il nostro lavoro non si propone come spettacolo cui si possa semplicemente assistere, ma soprattutto come un’esperienza che coinvolge attori e pubblico al tempo stesso.
Un’esperienza in cui lo spettatore spontaneamente si immedesima in Dante, diviene quindi anch’esso voce del Coro, dal quale emergono i simboli dei vizi umani: Caronte, Paolo e Francesca, Pier Delle Vigne, Ulisse, Minosse, Buoso da Duera, Bocca degli Abati, Conte Ugolino. Perciò lo spettatore diviene protagonista di uno spettacolo che vive ogni giorno dentro di lui e che rivive guardandolo sul palco davanti a lui.
Il viaggio di Dante si svolge in uno scenario spoglio come la dimensione interiore che fa da sfondo al dialogo dell’Io. In questo spazio prendono voce e forma le parole del poeta che danno vita a quelle figure dantesche a cui scopriamo di assomigliare.
“Inferno: negli abissi dell’Io” si rivela un esperimento coraggioso per riproporre in modo nuovo, tutta la forza di suggestione della parola poetica e il valore di un messaggio che rimane intatto nel tempo.